Quale futuro toccherà alle web agency?

Futuro web agency

Quale futuro toccherà alle web agency?

Ricordo con infallibile lucidità il giorno del 1991 quando accompagnai mio padre a comprarsi la macchina nuova, o quando i miei decisero di cambiare cucina e recarsi in un piccolo negozio per acquistare il primo televisore con il telecomando.

Anni dopo quando diventai più grande mi trovai anch’io a compiere passi simili, come acquistare un’auto, una cucina, sottoscrivere una assicurazione o prenotare una visita dal dentista e eccetto alcune semplificazioni legate al processo come l’invio di documenti via email, il pagamento tramite home banking o la sottoscrizione digitale di un contratto trovai i modelli di gestione e erogazione dei vari servizi molto simili a come li avevo lasciati negli anni ’80 e negli anni ’90 – epoche in cui la rivoluzione digitale doveva ancora fare la sua comparsa.

Anche se ognuno di questi settori ha subito, grazie al digitale, una maggiore spinta nel marketing e un più accurato metodo di gestione operativa, l’evoluzione del prodotto non ha cambiato le macroscopiche modalità operative del business (uno studio dentistico è sempre composto da segreteria, igienisti e dentisti – una concessionaria da segreteria, amministrazione, venditori e meccanici ecc…) – eppure se andiamo ad analizzare le agenzie che operano nel web scopriamo che l’evoluzione degli strumenti ha modificato e modifica in continuazione le linee guida con cui vengono erogati i servizi.

Sarebbe come dire che un mobilificio all’uscita di una nuova linea di cucine dovesse cambiare metodi operativi, persone, figure professionali e modelli di distribuzione del prodotto. 

Alla luce di questo si potrebbe dire che la debolezza più grande delle agenzie che operano in ambito digitale è proprio questa: le tecnologie e le persone che le utilizzano evolvono così rapidamente e in maniera non sempre lineare da influire in maniera significativa sulla struttura stessa della agenzia, sul suo know how e sulle tecnologie che intende presidiare rendendola una perenne start up o obbligandola a irrigidirsi all’interno di un ristretto ambito tecnologico. 

A questo va anche aggiunto un elemento demografico abbastanza importante in quanto le figure chiave che affolleranno il mercato fra 10 anni stanno usando la rete in maniera diversa sia a livello di canali che di sistemi di condivisione e gestione del contenuto – in campo internazionale stanno mutando gli equilibri e i vari player che affollano il mercato stanno portando la loro visione del marketing digitale  – per avere una idea della complessità della materia basta citare: Netflix, Amazon Prime, Spotify, Google, LinkedIn, Facebook, Tik Tok, Pinterest ecc… ecc… ecc… 

Come verranno infatti aggregati i dati dei vari canali per ottenere del Kpi significativi? Esiste un modo “convenzionale” per normalizzarli? Come andrà interpretato il dato?

Per questo motivo le agenzie dovrebbero svincolarsi dal concetto di mansione e inquadrare le risorse sulla base delle loro competenze – parallelamente il 25% del tempo di ogni risorsa dovrebbe essere destinato alla formazione e l’integrazione di nuovi servizi da sperimentare e ottimizzare. In ultima battuta i vertici delle agenzie dovrebbero avere un occhio di riguardo alla ricerca e sviluppo, coinvolgendo risorse giovani e professionisti molto verticali in grado di fornire stimoli continui alla squadra.

Fra qualche anno quando ripenseremo all’epoca in cui si faceva un sito e lo si posizionava sulla rete, sorrideremo e vedremo le web Agency di 10 anni prima come i nostri nonni o un bellissimo mobilificio diventato negozio di antiquariato.  

Daniele de Marchi