L'intelligenza artificiale ci porterà via il lavoro?

20 Maggio 2024Daniele De Marchi

L'avvento dell'intelligenza artificiale (AI) rappresenta un cambiamento radicale ma progressivo nel mondo del lavoro. Per comprendere la portata di questa trasformazione, è utile fare un parallelismo con l'introduzione della calcolatrice. Come questa non ha eliminato i contabili, ma ha semplificato il loro lavoro permettendo loro di concentrarsi su altre competenze, così l'AI rivoluzionerà molte professioni.

Attualmente, ciò che chiamiamo intelligenza artificiale è in realtà una sorta di versione "beta" di quello che può fare, un gioco a disposizione di molti, grazie a una serie di strumenti sempre più sofisticati. Questi strumenti chiudono il divario tra il linguaggio umano e quello delle macchine. Tuttavia, non stiamo ancora parlando di una vera e propria intelligenza, ma di algoritmi che imitano modelli conversazionali e costrutti relativi a immagini, video e suoni che noi percepiamo come reali.

In sostanza, gli esseri umani utilizzano costrutti ricorrenti, chiamati mappe predittive, per comprendere e interagire con il mondo. L'intelligenza artificiale funziona in modo simile: viene istruita su vasti dataset e isola schemi ricorsivi. Quando le chiediamo di generare qualcosa, utilizza questi modelli per approssimazioni successive, verificando se ciò che ha prodotto corrisponde al modello memorizzato.

Man mano che l'AI si perfeziona, diventa sempre più abile grazie a un meccanismo di retroazione simile a quello umano: migliora sulla base dei risultati ottenuti. Tuttavia, è importante sottolineare che l'AI è uno strumento, proprio come lo è stata l'automobile rispetto alla bicicletta o l'aereo rispetto alla nave. Questi strumenti hanno rivoluzionato i trasporti e aperto nuove opportunità, ma non hanno eliminato le competenze esistenti, le hanno semplicemente amplificate.

L'intelligenza artificiale faciliterà il lavoro di chi scrive, di chi crea arte e di chi utilizza software come Photoshop. Con strumenti come Copilot di Microsoft, è possibile chiedere all'AI di eseguire determinate operazioni, risparmiando tempo e fatica nell'apprendere applicativi complessi. Tuttavia, l'AI non può sostituire la creatività e l'intuito umano. Se non sappiamo cosa chiedere, l'AI non può prendere decisioni al nostro posto.

Le competenze e le conoscenze che possediamo verranno amplificate da questo strumento rivoluzionario, proprio come è avvenuto con l'avvento di internet. Nasceranno nuove figure professionali, come il prompt designer, ovvero chi scrive i prompt per l'AI, o chi integra la cultura aziendale in un'intelligenza artificiale. Queste nuove competenze permetteranno di sfruttare al meglio le potenzialità dell'AI.

L'AI sta già iniziando a trasformare vari settori. Ad esempio, può analizzare grandi quantità di dati aziendali per comprendere il tono di voce e i temi ricorrenti di un'azienda, facilitando la redazione di contenuti coerenti. Inoltre, con il recente lancio di GPT-4, l'AI è in grado di interagire in modo più naturale, comprendendo comandi vocali e rispondendo di conseguenza, come farebbe un amico.

Un esempio concreto è l'uso dell'AI per la videosorveglianza domestica: può monitorare un bambino mentre facciamo la doccia e inviarci notifiche se rileva qualcosa di insolito. Queste funzionalità semplificheranno la vita quotidiana, rendendo gli automatismi sempre più accessibili e facili da usare.

Il cambiamento sarà radicale ma progressivo, poiché ci adatteremo gradualmente a queste nuove tecnologie. Per la prima volta, è la tecnologia che si avvicina a noi, rendendosi comprensibile e utilizzabile senza dover apprendere complessi strumenti. La sfida per i professionisti sarà quella di rimanere aggiornati e sperimentare con l'AI, integrando le sue funzionalità nelle proprie attività lavorative.

L'autore del post
Daniele De Marchi
Esperto in Strategia Digitale. Formatore con ventennale esperienza negli ambiti manageriali, comportamentali e di vendita. Nel tempo libero musicista, autore e arrangiatore.

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