L'epoca delle Conversioni sta per finire

23 Luglio 2020Daniele De Marchi

C'è stato un periodo (iniziato circa nel 2013) nel quale la parola conversione iniziava a prendere piede anche qui in Italia. Aziende e agenzie web passavano ore interminabili a pianificare i loro funnel armati di tanti bei strumenti, buone intenzioni e tanti bellissimi termini quali: lead generation, inbound marketing, landing page ecc... ecc...

Tanti di quei progetti hanno permesso di portare a casa tante belle soddisfazioni, sbloccare situazioni e proiettare nel web tantissime aziende.

Eppure nel 2020 parlare ancora di tasso di conversione suona davvero anacronistico - o forse andrebbe considerato seriamente il fatto di cambiare assioma o significato alla parola "conversioni".

Ha ancora senso parlare di Conversioni?

Quelle che fino a poco tempo fa venivano chiamate conversioni seguivano bene o male questo schema:

  • Generazione del traffico (sponsorizzato o organico)
  • Landing page
  • Call to action
  • Lead Generation
  • Funnel o Marketing automation

Questo schema ha permesso anche a piccole realtà di competere con realtà più strutturate semplicemente adottando strategie comunicative più intriganti e per anni gli utenti hanno permesso alle aziende di lasciarsi travolgere da valanghe di email concepite per fare quello che in gergo viene chiamato "nurturing" ovvero nutrire l'utente con contenuti di valore per rendere consapevole una esigenza latente e tramutare un utente in un potenziale cliente.

Attualmente un simile approccio funziona ancora, esistono aziende che sorreggono una buona parte del loro business con modelli di questo tipo - eppure gli utenti stanno cambiando. Sta arrivando una nuova generazione di utenti che navigano la rete, cresciuti in un mondo connesso che ha già storicizzato e superato quei metodi vecchi e quei termini antichi che riempiono la bocca delle generazioni (come la mia) che vengono presi sul serio quando parlano di Digital Marketing.

Qual'è l'alternativa alla conversione

L'alternativa alla conversione è quella di fare un buon lavoro, comunicare bene e in maniera sensata, fare in modo che le azioni che si svolgono nei vari canali non siano per forza condizionate da una logica causale (traffico / conversione) bensì da una visione molto più ampia dove al centro ci sia il "benessere generale" del brand, la capacità di comunicare e conversare bene con il proprio pubblico, la presenza strategica su canali diversi modellando in maniera valida il messaggio al "media".

Quella che ora chiamiamo "micro-conversione" dovrebbe contare molto di più della lead generation - in quanto viviamo in un mondo di persone e non di macchine. Un utente che si fida del nostro brand e dei nostri contenuti potrebbe un giorno svegliarsi alla mattina e venirci a trovare o telefonarci (senza che la conversione venga per forza tracciata dai sistemi).

I nostri amici di Google, Amazon e Facebook lo sanno benissimo e per questo motivo i prossimi anni saranno all'insegna del cross-device, dell'omichannel marketing e del adv di prossimità.

Ha ancora senso misurare i dati?

In quest'ottica sembra che non sia più necessario avere di riscontri oggettivi in termini numerici sulla efficacia delle proprie campagne. In realtà non è così - anzi - sarà sempre più importante avere degli indicatori di performance che indichino quanto ci si avvicina o ci si allontana all'obiettivo.

Quello che deve essere cambiato è proprio l'obiettivo di una azione digitale.

Per questo motivo parlare ancora di inbound marketing, landing page e conversioni nel 2020 sembra quasi di sentire parlare i propri nonni.

L'autore del post
Daniele De Marchi
Esperto in Strategia Digitale. Formatore con ventennale esperienza negli ambiti manageriali, comportamentali e di vendita. Nel tempo libero musicista, autore e arrangiatore.

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