La nuda verità sull’utilizzo dei social per le aziende

La nuda verità sull’utilizzo dei social per le aziende

Come prima cosa ha senso fare una premessa di carattere generale, il titolo è una provocazione in quanto per molte aziende di successo i social rappresentano un valido supporto alla loro visibilità e aiutano a chiudere il divario fra azienda e consumatore. Eppure proviamo per un attimo a metterci nei panni di una piccola media impresa a cui venga consigliato di aprire un canale social, fare un calendario editoriale e iniziare a pubblicare contenuti per aumentare la visibilità in rete.

A sostegno della tesi di chi consiglia di aprire canali social anche per aziende metalmeccaniche o di tubi c’è il fatto che Facebook è uno fra i network più popolati al mondo e, ad esempio, su linkedin è possibile raggiungere decision maker delle aziende e quindi aumentare la possibilità di parlare con interlocutori interessanti.

Solitamente infatti le cose che anche noi ci troviamo spesso a consigliare sono:

  • Pubblica i tuoi contenuti con frequenza
  • Crea un calendario editoriale
  • Usa le sponsorizzate (post e pagina)
  • Diversifica il contenuto (testo, contenuto di galleggiamento, video ecc…)

Su linkedin poi ci troviamo a inventare circoli virtuosi di richieste di contatto a persone con le più disparate motivazioni in grado di portare a contenuti di valore, landing page e rispettivi funnel.

La verità però è un’altra

I social stessi sono in trasformazione e i tipi di proposte che stiamo facendo alle aziende sono proposte fatte con gli occhi di persone “vecchie” –  i giovani, quelli veri, quelli che adesso hanno 19 – 25 anni e che dominano le strade delle città fino a tarda sera, hanno un modo totalmente differente di usare i social, loro sì che sono in grado di creare delle comunità di qualche milione di persone attive e dare risonanza al loro messaggio. Ovviamente alle PMI Italiane offre maggiore garanzia chi parla di metodo, strategia, calendario editoriale ecc… 

Eppure questi nuovi approcci ai social non vanno sottovalutati in quanto i giovani di adesso stanno tracciando nuovi stili e modelli comunicativi del tutto differenti dai tradizionali che ormai sono stati codificati e confinati all’interno di un preciso schema.

Ovviamente ci troviamo in un momento di transizione in cui possono ancora funzionare entrambi i modelli, da una parte il Marco Montemagno che utilizza un modello social classico (format preciso, taghet specifico, contenuti di valore, frequenza e calendario editoriale) mentre dall’altra parte troviamo un Luis che è del tutto destrutturato, non segue nessun calendario editoriale, pubblica video istintivi e apparentemente non crea contenuti di valore, frutto di una strategia. Eppure Luis è seguito, ha una community molto attiva e usa i social come si dovrebbero utilizzare nel 2019.

Altro esempio potrebbe essere rappresentato da Federico Clapis che ha saputo trasformarsi, abbandonando un modello di comunicazione social per fare l’artista e aumentare la visibilità della sua arte attraverso instagram, utilizzando forme diverse dal solito contenuto di valore con un calendario editoriale (in questo caso contenuti di rottura, apparentemente destrutturati ma con una finalità precisa).

Per concludere, consiglierei i responsabili delle aziende che decidono di investire sui social di trascorrere qualche serata di divertimento guardando profili e canali dei nuovi youtuber emergenti, passando per la spensierata auto-referenzialità di Kokeshi fino alla brutalità musicale di Mark The Hammer che distrugge gli strumenti musicali che probabilmente sta promuovendo – perché tutti questi stanno tracciando le linee di comunicazione web del domani.