Il Digital Marketing – fra opportunità e omologazione

Il Digital Marketing – fra opportunità e omologazione

Fino a qualche anno fa le poche aziende che si affacciavano alla rete internet in maniera strutturata venivano etichettate con termini altisonanti come aziende innovative, pionieri del web ecc….

Del resto, appena 10 anni fa le persone avevano un rapporto con la rete molto differente rispetto a oggi. Internet si è insinuato a poco a poco nella vita quotidiana di ognuno di noi, dai bambini di tre anni imbambolati davanti a YouTube, agli adolescenti che vivono in simbiosi con il proprio telefonino, passando per orde di adulti fruitori di servizi e network fra i più disparati. Internet, cos’è? Attualmente è intrattenimento televisivo, tramite Netflix e compagnia bella, socialità tramite whatsapp, musica tramite Spotify, per non parlare di migliaia di brand che ci vendono contenuti in grado di riempire il nostro tempo ed aumentare la possibilità di accedere ad informazioni sempre nuove e sempre diverse.

Per molti Internet è diventato un lavoro – ha determinato la nascita di tantissime figure professionali, società milionarie che lavorano senza sede fisica, dipendenti che lavorano da un capo all’altro del mondo e genitori che non riescono a comprendere l’attività dei propri figli.

Negli ultimi due anni l’onda digitale è arrivata anche nel nostro paese, portando piccole e medie imprese a scegliere di intraprendere la strada della digitalizzazione – enti formativi, associazioni di Categoria ed agenzie varie hanno fatto un ottimo lavoro di informazione, portando a poco a poco le aziende ad intraprendere il cammino verso progetti di marketing strutturato.

 

Vantaggi e svantaggi che l’onda digitale ha portato con sè

Purtroppo, come spesso accade, ci troviamo in una situazione apparentemente positiva ma che nasconde grosse insidie. Concetti come Inbound marketing, landing page, lead generation, social media marketing – hanno riempito la bocca, la testa e le tasche di troppe persone creando tanti aspetti positivi e alcuni fenomeni negativi.

Per quel che riguarda chi lavora nel web sono nati un sacco percorsi formativi, tutti uguali, che prendono in considerazione in maniera marginale determinati aspetti tecnici – illudendo le persone che basti qualche centinaio di ore di corso per poter definirsi una specialista del marketing digitale, in quanto non esiste un vero e proprio albo o uno standard in grado di determinare l’effettivo livello di preparazione della persona che si addentra nel mondo del web.

Per quel che riguarda le aziende stiamo assistendo ad un preoccupante processo di omologazione della strategia. Landing page, campagne AdWords, post sui social, funnel ecc… sono cose che hanno funzionato davvero bene nell’epoca in cui c’erano pochi pionieri che si addentravano nel web, ma immaginiamo se fra due anni tutte le aziende che si buttano in questo universo, entrassero con la medesima strategia – a che cosa assisteremmo? Ad una overdose di informazioni inutili perché troppe e tutte uguali. Lo stesso Facebook sta subendo abbandoni in massa perché la bacheca di ognuno è troppo piena di notizie e video che squalificano il valore dell’informazione.

Volendo fare un passettino in avanti ci troviamo davanti ad un processo davvero preoccupante: la rete internet che dovrebbe rappresentare l’emblema della “democrazia digitale” in realtà sta raggiungendo l’obiettivo di omologazione che dottrine di 70 anni fa non sono riuscite ad inculcare nella testa delle persone.

 

Come difendersi?

Alle agenzie italiane consiglierei di cavalcare l’onda di questa corsa all’inbound marketing ma iniziare a riposizionare la propria offerta e la propria strategia verso modelli nuovi e di maggiore spessore. Alle aziende consiglierei di evitare di farsi prendere dall’ansia della digitalizzazione forzata, e farsi seguire da professionisti in grado di aiutarli a trasferire i loro modelli offline all’interno della rete – coniugando continuamente online con offline. All’utente finale, l’unico consiglio sensato che mi viene in mente di dare è quello di utilizzare in maniera critica i dispositivi, sapendo che tutti i network hanno un solo scopo: quello di vendere e monetizzare l’informazione.

Solo in questo modo potremo difenderci dalla ondata di omologazione e populismo che sta contagiando il mondo attraverso il nostro modem di casa.